A)
B)
C)
D)
E)
rischia di diventare drammatica la situazione degli ex dipendenti della Lmt di Pignataro Interamna (Frosinone), azienda produttrice di rimorchi e semirimorchi che è stata chiusa da alcuni mesi;
gli ex dipendenti della fabbrica sono senza salario dal mese di novembre 2008 e nei giorni scorsi hanno occupato pacificamente l'aula consiliare del comune di Pignataro per protestare contro i ritardi nel pagamento della cassa integrazione;
il pagamento della cassa integrazione straordinaria in deroga, concessa nel mese di gennaio 2009, fino ad ora non ha portato alcun beneficio ai cassintegrati, le cui famiglie hanno già subito le alterne vicende della fabbrica di Frosinone;
l'impennata nel ricorso alla cassa integrazione in deroga in provincia di Frosinone e le sempre più esigue risorse non hanno permesso di pagare gli ex operai;
la cassa integrazione è stata concessa da gennaio ad agosto 2009. Successivamente, però, gli operai rimarranno senza salario e senza prospettiva di essere reintegrati in qualche altra azienda, vista la grave crisi che affligge il settore -:
quali urgenti provvedimenti intendano adottare per garantire la corretta applicazione degli impegni sottoscritti dall'azienda sopraddetta e quali siano le disposizioni previste atte a impedire l'aggravarsi di una situazione occupazionale che ha come diretti interessati padri di famiglia ultraquarantenni.
(3-00569)
(24 giugno 2009)
il 29 ottobre 2002, in provincia di Catania, si è verificato un grave evento sismico ed eruttivo, che ha interessato il vulcano Etna ed ha coinvolto i comuni di Aci Catena, Acireale, Belpasso, Castiglione di Sicilia, Giarre, Linguaglossa, Milo, Nicolosi, Piedimonte Etneo, Ragalna, Santo Alfio, Santa Venerina e Zafferana Etnea;
l'ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri del 29 novembre 2002, n. 3254, ha disposto lo stato d'emergenza per tutto il territorio dei comuni sopra citati, preventivando i benefici necessari a favore delle popolazioni residenti, in vista della ricostruzione di tutti gli edifici danneggiati dal sisma, nonché il ripristino di tutte le attività economiche presenti nel territorio e la regolarità dei servizi pubblici essenziali, preordinati per il ritorno all'ordinario;
la predetta emergenza è stata prorogata con apposita ordinanza ministeriale, ininterrottamente, fino al 31 dicembre 2008;
la situazione emergenziale persiste ancora: quindi, ricorrono i presupposti previsti dall'articolo 5, comma 1, della legge 24 febbraio 1992, n. 225;
con direttiva del presidente della Regione siciliana dell'11 giugno 2003 sono state adottate le norme in materia di ricostruzione e riparazione degli edifici pubblici e privati; sono state finanziate 27 pratiche di ricostruzione di opere pubbliche per un importo di euro 20.611.437;
allo stato attuale risultano non coperte da finanziamento 1434 pratiche di ricostruzione di edifici privati per un importo totale di euro 66.046.440 e 90 opere pubbliche per un importo totale di euro 116.876.550;
ragioni di equità e giustizia sociale impongono parità di trattamento per tutti i cittadini che hanno subito ingenti danni patrimoniali a seguito degli eventi sismici ed eruttivi di cui in premessa, per la qual cosa la paventata carenza di finanziamenti comporterebbe ingiustificate e dannose sperequazioni tra situazione del tutto analoghe;
occorre finanziare ulteriormente e concludere il processo di ricostruzione post sisma, includendo anche la riparazione di quegli edifici danneggiati, ma privi di ordinanza di sgombero, nonché realizzare tutte le opere di messa in sicurezza della viabilità, di chiese e di scuole -:
quali iniziative intenda adottare affinché siano stanziate le rimanenti somme, per completare la ricostruzione.
(3-00659)
(16 settembre 2009)
nei documenti di bilancio dello Stato erano allocate risorse per tre miliardi di euro destinate al finanziamento di diversi interventi di bonifica di siti inquinati, prevalentemente in aree industriali storiche e nelle zone contermini;
fra i 26 siti individuati come priorità erano (e ci sono) la Laguna di Grado e Marano (area in cui è compreso il complesso industriale chimico di Torviscosa) e l'area ex depositi petroliferi di Trieste;
l'intervento, in particolare nell'area industriale di Torviscosa, era ed è necessario per avviare il risanamento e il rilancio del polo chimico in cui opera la Chimica Caffaro spa, azienda in crisi che interessa l'intera zona del basso Friuli e che, tra diretto e indotto, alimenta circa mille posti di lavoro;
in un articolo del quotidiano Messaggero Veneto di Udine, a pagina 14, nell'edizione di martedì 31 marzo 2009, viene riportata la notizia che, recentemente, il Cipe avrebbe deliberato di spostare i tre miliardi destinati alle bonifiche dei siti inquinati al piano delle grandi opere e, nella fattispecie, alla realizzazione del ponte sullo stretto di Messina, privando così i siti di Torviscosa e di Trieste delle risorse necessarie per avviare il risanamento ambientale indispensabile - nel caso di Torviscosa - al rilancio del polo chimico e alla possibile salvezza della Chimica Caffaro spa e dei circa mille posti di lavoro collegati al citato insediamento industriale;
non molti giorni fa il Ministro dello sviluppo economico, durante una visita nella regione Friuli Venezia Giulia, aveva manifestato la volontà sia ai rappresentanti dell'azienda Chimica Caffaro spa, sia ai rappresentanti delle istituzioni locali e del sindacato, di intervenire per ricercare tutte le possibili soluzioni per salvare il polo chimico di Torviscosa, che è terzo per importanza in Italia -:
quali siano le effettive risorse oggi utilizzabili per gli interventi di bonifica nei diversi siti inquinati già individuati;
quali siano i reali intendimenti del Governo per intervenire concretamente e in tempi stretti a sostegno dei programmi di risanamento ambientale dei siti di Torviscosa e di Trieste che rimangono prioritari e strategici non solo nell'interesse del Friuli Venezia Giulia, ma anche per il necessario e complessivo rilancio del comparto chimico industriale italiano.
(3-00461)
(31 marzo 2009)
il Nerviano medical sciences, alle porte di Milano, con i suoi 650 ricercatori è il centro di ricerca farmaceutica più grande d'Italia e uno dei più grandi in Europa per l'oncologia;
le molteplici attività di ricerca svolte presso il Nerviano medical sciences attraverso l'utilizzo di tecnologie d'avanguardia in campo farmacologico, chimico e di sviluppo preclinico, fanno del suddetto centro un polo di eccellenza, che per molto tempo ha attratto ricercatori provenienti da diversi Paesi del mondo; in particolare, presso tale centro è attualmente in corso un'importante ricerca per la creazione di un nuovo farmaco anti-tumorale, che parte dall'identificazione dei meccanismi biologici implicati nel tumore, fino ad arrivare all'ideazione e allo sviluppo di nuove molecole;
il perdurante stato di crisi, nonché i gravi problemi finanziari ed operativi che da tempo attanagliano la suddetta azienda, stanno compromettendo irrimediabilmente la sopravvivenza di una delle realtà industriali più preziose ed interessanti del nostro Paese;
la proprietà del centro di ricerca d'avanguardia è della Congregazione dei figli dell'immacolata concezione, congregazione religiosa laicale che ha quale fondamento l'assistenza sanitaria e il supporto spirituale ai bisognosi e che, purtroppo, ha recentemente dichiarato una grave crisi di liquidità;
dopo la ricapitalizzazione, nella primavera del 2009, di 30 milioni di euro da parte di Unicredit, restano da chiarire alcuni aspetti in merito ai capitali ulteriormente previsti, agli investitori e al programma di riqualificazione e rilancio prospettato -:
quali misure urgenti il Governo intenda adottare per contrastare il grave stato di crisi finanziaria che ha investito la società Nerviano medical sciences s.r.l., al fine di scongiurare la chiusura del più grande centro di ricerca farmacologica presente nel nostro Paese, nonché di un polo di eccellenza per la ricerca in campo oncologico di grande fama internazionale;
quali urgenti iniziative intenda adottare per salvaguardare i posti di lavoro dei tanti ricercatori e dipendenti che attualmente prestano la loro attività presso la suddetta azienda, anche in considerazione dell'alta professionalità e qualificazione raggiunta dai ricercatori impiegati presso tale struttura.
(3-00676)
(24 settembre 2009)
ormai da qualche tempo si assiste sempre più frequentemente all'invasione di prodotti asiatici, che, introdotti nel nostro mercato da imprenditori senza scrupoli, vengono posti in vendita senza alcun tipo di controllo;
tali prodotti, connotati da costi di produzione decisamente molto bassi, realizzati con materiali scadenti o privi dei requisiti di sicurezza e spesso non sottoposti a controlli nel Paese di origine, risultano particolarmente appetibili agli acquirenti, ignari che dietro a piccoli prezzi si nascondano grandi pericoli;
nonostante l'Unione europea sia intervenuta in diverse occasioni, anche in sede legislativa, su tale materia e nonostante l'intervento del Governo, che con il decreto-legge del 25 settembre 2009, n. 135, tutela in maniera più incisiva il made in Italy, l'apprendere, quasi giornalmente, da notizie di stampe di maxi-operazioni di sequestro da parte della guardia di finanza di prodotti non conformi ai requisiti minimi di sicurezza o fabbricati con materiali tossici testimonia come il problema della contraffazione e dell'invasione dei prodotti asiatici sia ancora lontano da una definitiva soluzione;
in particolare, le investigazioni condotte dalla guardia di finanza di Padova hanno consentito, in queste ultime settimane, il sequestro di quasi 80.000 prodotti, in particolare di materiale elettrico ed idraulico, provenienti dalla Cina, recanti la marcatura «CE» palesemente non conforme alle disposizioni di legge e, in sinergia con la camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura e le associazioni di categoria di Padova, sono state avviate attività di analisi tecniche di tali prodotti in relazione ai quali sono emersi indizi di pericolosità per la salute dei consumatori;
infatti, grazie a tale sinergica attività è stato possibile effettuare prove di compatibilità dei materiali utilizzati per la produzione della rubinetteria sequestrata, con acque destinate al consumo umano, e ne è stata evidenziata la tossicità e i consequenziali gravi danni per la salute dei cittadini;
nell'ottica di mettere in sicurezza ulteriori partite di analoghi prodotti presenti sul territorio nazionale ed evitare che l'acquisto e l'utilizzo possa mettere a rischio la salute di ignari consumatori attratti da prezzi concorrenziali, sono tuttora in corso accertamenti finalizzati alla ricostruzione dell'intera filiera di commercializzazione -:
quali urgenti iniziative i Ministri interrogati intendano adottare al fine di evitare l'accesso nel nostro Paese di tali prodotti pericolosi e addirittura potenzialmente letali per la salute degli individui;
se non ritengano opportuno adottare misure maggiormente protettive del mercato italiano, estendendo a qualsiasi prodotto proveniente dalla Cina un controllo ancora più severo e incisivo, al fine di prevenire forme di concorrenza sleale a danno dei produttori nazionali ed europei e al fine di tutelare la salute dei consumatori inconsapevolmente esposti a gravi rischi di intossicazione.
(3-00766)
(11 novembre 2009)